martedì, 03 novembre 2009, ore 17:06


Io la sera mi addormento
e qualche volta sogno perché voglio sognare
e nel sogno stringo i pugni
tengo fermo il respiro e sto ad ascoltare.
Qualche volta sono gli alberi d'Africa a chiamare
altre notti sono vele piegate a navigare.
Sono uomini e donne piroscafi e bandiere
viaggiatori viaggianti da salvare.
Delle città importanti mi ricordo Milano
livida e sprofondata per sua stessa mano.
E se l'amore che avevo non sa più il mio nome.
E se l'amore che avevo non sa più il mio nome.
Come i treni a vapore come i treni a vapore
di stazione in stazione di porta in porta
e di pioggia in pioggia
di dolore in dolore
il dolore passerà.
Come i treni a vapore
come i treni a vapore
il dolore passerà.
Io la sera mi addormento
e qualche volta sogno perché so sognare
e mi sogno i tamburi della banda che passa
o che dovrà passare.
Mi sogno la pioggia fredda e dritta sulle mani
i ragazzi della scuola che partono
già domani.
Mi sogno i sognatori che aspettano la primavera
o qualche altra primavera da aspettare ancora
fra un bicchiere di neve
e un caffè come si deve
quest'inverno passerà.
E se l'amore che avevo non sa più il mio nome.
E se l'amore che avevo non sa più il mio nome.
Come i treni a vapore come i treni a vapore
di stazione in stazione e di porta in porta
e di pioggia in pioggia
di dolore in dolore
il dolore passerà

(testo di Ivano Fossati)
Oxsana
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categoria : riflessi, sorgenti di luce

giovedì, 29 ottobre 2009, ore 12:21

La classica tuta blu, un’andatura lenta e un carrellino con tutti gli “strumenti della creatività”. Eh sì perché “l’idraulico è un mestiere creativo”. E’ così che è iniziata una conversazione, in una mattina di fine ottobre, davanti a due caffè fumanti. Un uomo di mezza età che si racconta: “Ho iniziato a lavorare ad otto anni, ho fatto di tutto. Sono stato sui cantieri, in fabbrica, ho venduto aranciate e ciambelle al cinema, e poi il militare a Potenza”. E poi fiero con la schiena dritta “Faccio l’idraulico da 40 anni. E’ un lavoro creativo, ci metto sempre qualcosa di nuovo ogni volta che riparo qualcosa in una casa. E poi conosco un sacco di persone”. Lo sguardo si rabbuia: “Però sempre con l’ansia di non sapere se arrivare a fine mese”. Indicando mani segnate dal duro lavoro: “Io ho solo queste e il mio cervello, ho contato sempre su questo per andare avanti”. Un linguaggio forbito e colto sorprendono, a quel punto spiega: “Non ho studiato molto, ma leggo i giornali tutte le mattine”. E così arrivano le impressioni sul mondo: “La sinistra, i sindacati ci hanno sempre maltrattato: evasori ci chiamavano e forse ci chiamano tuttora, ma io dico fateci fare il nostro lavoro”. Poi piegato a terra mentre sistema un tubo: “Hai visto quante piccole aziende stanno chiudendo, il sistema è malato dal di dentro. C’è gente che non ha voglia di lavorare e divora dal di dentro la nostra economia. Non so se le cose stanno cambiando, ma almeno sta venendo alla luce che molti dipendenti statali non hanno voglia di lavorare e non lo fanno”. Continua a raccontarsi temendo di annoiare, ma l’ascolto è attento e interessato. Termina il lavoro, ricontrolla tutto con attenzione e dovizia di particolari. E poi la richiesta di una somma onesta e non esosa: “Anche io ho un figlio all’università” spiega. Una forte stretta di mano, un sorriso per il lavoro terminato, un ringraziamento per l’ascolto attento e per il caffè. Poi con la sua andatura lenta e i “ferri del mestiere” riprende la sua strada in direzione di altre case, diverse riparazioni da effettuare, molte storie da raccontare e tanta gente ancora da conoscere.

Oxsana
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categoria : riflessi

domenica, 13 settembre 2009, ore 22:58

Ci stavo pensando in questi giorni, come uno di quei sogni nel cassetto poi trovo questo articolo su repubblica.it. E' bello trovare che uno dei tuoi sogni lo sta realizzando qualcuno e che per Dave c'è addirittura un sogno nel sogno. Consiglio la lettura....

Primo settembre. È ora di ricominciare. Per quelli che non si accontentano di una dieta o di un abbonamento in palestra, ma vorrebbero ripartire da zero per soddisfare gli stimoli di rinascita dopo le vacanze, c'è qualcuno che può darvi dei consigli. Stanco della propria vita, oppresso da un contesto familiare non in linea con le sue aspirazioni, il 33enne Dave - su di lui non ci sono altre informazioni biografiche - parte quattro anni fa dal Portogallo alla ricerca della casa ideale. Nel suo "lungo viaggio verso casa" attraversa l'Europa, l'Africa e l'Asia e la straordinaria esperienza diventa un diario di viaggio online ricco di immagini, racconti e video.

Ogni paese è per Dave un banco di prova verso la ricerca del luogo perfetto e i mesi trascorsi si trasformano in una sorta di guida per chi è in fuga dalla propria vita. Insomma se il vostro proposito per l'autunno è quello di cambiare casa per trasferirvi in un paese più adatto a voi "The longest way home" è il punto di partenza ideale. Non ci sono sponsor a finanziare il lungo viaggio ma solo i risparmi della vita precedente, i ricavi della vendita dei beni posseduti e i soldi che di volta in volta Dave riesce a guadagnare nei paesi dove si trasferisce. Ogni spostamento è tracciato online e ogni esperienza raccontata sul blog. Nell'ultimo post Dave descrive l'emozione di assaggiare un marang, un frutto tipico della Filippine. È qui che l'uomo è approdato dopo oltre mille e cinquecento giorni di viaggio e una casa ancora da trovare.

Un'impresa che si è rivelata più ardua del previsto e che lo ha spinto, dopo un'iniziale rotta che doveva terminare in Cina, ad ampliare il percorso. "Molti credono che la casa sia uno stato mentale, non un luogo. Io non sono d'accordo - scrive sul sito - Perché? Non avere la sicurezza di una casa - ovvero nessuna famiglia e nessuna residenza - significa essere veramente soli. Non avere niente al quale aggrapparsi". Parte da questi pensieri l'avventura di Dave. Il sito e il diario arrivano dopo, su consiglio dei tanti viaggiatori che incontra sul percorso che lo invitano a condividere le sue rotte, le sue scoperte e, perché no, anche i suoi giudizi sui luoghi visitati.

Nascono allora le sezioni viaggi e risorse. Dave spiega come arrivare da Sintra, in Portogallo, a Shanghai, in Cina; cosa mettere in valigia, come ottenere un visto, come aggiornare un blog, quali medicinali portare. Ma non solo. La sezione più preziosa del sito è sicuramente quella destinata alla recensione dei paesi. Elencate in ordine cronologico, dalla prima visitata all'ultima, le nazioni sono analizzate sotto più punti di vista: i luoghi memorabili, il cibo, le persone, le cose da fare e da non fare, il costo della vita ma soprattutto il potenziale abitativo. Alto per esempio in un paese come la Spagna, "grazie al clima, alla posizione e allo stile di vita. Peccato però per gli abitanti e per il tasso di disoccupazione"; basso per la Turchia "qui non ho trovato neanche la metà delle cose che cercavo. Ci sono i problemi con i curdi, gli attentati e anche le difficoltà con il visto". Bello l'Iran, per alcuni versi simile all'Europa, ma impossibile per uno straniero; perfetta l'India, terra dove chiunque si sentirebbe a casa ma dove trovare un lavoro rappresenta un problema; assolutamente da escludere la Cina, problemi linguistici e violazioni dei diritti umani la rendono un luogo inaccessibile.

E il viaggio di Dave continua. Ultima tappa le Filippine dove è già fermo da diversi mesi. "Non avrei mai immaginato di trovarmi così bene qui - spiega - è un luogo ideale per ritirarsi e magari anche per morire". E chissà se il suo lungo viaggio si fermerà proprio qui. Diventato quasi un personaggio da telefilm da seguire online e acclamato dai suoi assidui lettori, Dave in cambio garantisce un'interazione totale. Chiunque può scrivergli per avere informazioni, la risposta è garantita. Inoltre il progetto può essere supportato in vari modi. Oltre ad acquistare tramite Amazon libri, dvd e cd da lui consigliati - parte della vendita finisce nelle sue tasche - i lettori possono aiutarlo nella ricerca di lavoro, nuove amicizie, copertura sanitaria e sponsor. Ma Dave cerca anche un editore che voglia pubblicare il libro della sua vita e soprattutto, da non dimenticare, una casa. Così in un test chiede agli utenti di scegliere qual è secondo loro la sua casa ideale: i risultati si dividono equamente tra Europa e Australia, destinazione che potrebbe diventare la sua prossima tappa.

Rimangono però molti interrogativi su chi sia veramente Dave, da dove venga e quale sia il suo passato. Domande che gli utenti gli rivolgono così spesso da spingerlo a rispondere online. "Questo sito racconta di un viaggio e non di una persona. Non voglio diventare l'ennesimo che pubblica le foto che lo ritraggono. Voglio che il sito racconti un'idea, un viaggio e una risorsa". Tutto quello che c'è da sapere su di lui è da cercare tra le righe del sito e la sua vita è rimessa nella mani dei lettori. "Se il blog non dovesse venire aggiornato per più di un mese vi prego di contattare la polizia dell'ultimo paese che mi ha ospitato".

E se nei vostri viaggi doveste mai incontrare un uomo che indossa tanti bracciali al polso magari quello potrebbe essere Dave: ogni bracciale rappresenta un luogo da ricordare. "Mi fanno pensare ai posti che ho visitato, tutti cari nella mia memoria ma nessuno ancora da chiamare casa". (Benedetta Perilli)
Oxsana
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categoria : sorgenti di luce

venerdì, 04 settembre 2009, ore 20:28


Tante le cose che avrei da raccontare dopo tanti mesi di assenza. Ma oggi vorrei soffermarmi su un pensiero perché non è la prima volta che accade. Per una persona che muore, sboccia un'altra vita. Tre giorni fa è morta Teresa Sarti Strada, il presidente di Emergency. Una grande donna generosa e solare. E tre giorni fa è nata una piccola donna. Penso proprio che tu piccola Miriam farai grandi gesti di generosità.
Oxsana
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categoria : giochi di specchi

venerdì, 10 aprile 2009, ore 17:30

"Quando c’è bisogno non solo di intelligenza agile e di spirito versatile, ma di volontà ferma e di persistenza e di resistenza, io mi sono detto a voce alta: tu sei abruzzese!"

Benedetto Croce

Oxsana
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categoria : schegge di vetro

giovedì, 12 marzo 2009, ore 19:23

Votare scheda bianca. Credo che ognuno di noi entrando in un seggio elettorale, si sia posto almeno una volta la domanda: "Cosa succederebbe se la maggioranza della popolazione votasse scheda bianca?".  È questo il paradossale scenario che apre il romanzo "Saggio sulla lucidità" del premio Nobel per la letteratura José Saramago, un libro che ha già fatto molto discutere per la delicatezza dei temi trattati: il senso della democrazia, il valore del voto, la natura del potere politico. In questa situazione, nella capitale di un paese non identificato si innesca un vuoto politico e la risposta della gente è quella dello sviluppo di una solidarietà spontanea e la capacità di reinventare una nuova gestione delle cosa pubblica. Un libro straordinario, che ogni tanto si perde nei dettagli dei discorsi, ma che ha una straordinaria capacità comunicativa. Saramago ancora una volta "dipinge" su carta una straordinaria storia surreale che coivolge il lettore fino a portarlo ad identificarsi e riconoscersi con i personaggi della storia.

Oxsana
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categoria : sorgenti di luce

mercoledì, 04 febbraio 2009, ore 10:42

    ش ْ كرًا

Una stanza fredda, con lunghe finestre. I segni del tempo sui muri coperti di volta in volta con nuovi cartelloni, disegni, quadri. La loro voce decisa e gentile, un timbro forte e armonioso. Tra i banchi piccoli accompagnati da sedie di legno ti sembra di ritornare a 20 anni fa. Cerchi di arrotondare e affinare una scrittura goffa, quasi da prima elementare. E poi "i compagni di classe": ognuno con la sua storia, con la sua motivazione, con il suo bagaglio sulle spalle. E' un mondo affascinante quello arabo, e diventa "quasi fiabesco" tutto quello che entra a contatto con quell'universo di lettere e suoni. Uno studio duro e difficile, ma una grande soddisfazione quando ti fermi ad una bancarella e sentendo un egiziano parlare al telefono comprendi qualche parola. Shukran (la parola scritta in alto) significa Grazie: è un suono che quando lo pronunci ti si riempie la bocca ed è come se sentissi l'odore di quelle terre così lontane, ma che se ti guardi intorno sono in realtà così vicine.

Oxsana
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categoria : riflessi, sorgenti di luce

lunedì, 05 gennaio 2009, ore 19:21

Da chi ricevi, a chi li doni. Si comprende molto dai regali scartati.

Dalla cura con la quale sono stati scelti, l'attenzione.

Dal momento nel quale vengono scartati (magari di fronte ad una macchina incidentata, in una volante della polizia), l'amicizia che va oltre le parole.

Dal modo di strappare la carta, la meraviglia negli occhi di una bimba di quattro anni.

Dall'atmosfera di regali scambiati a catena, il calore di una casa.

Dalla frase "Aprilo a Natale", la ritualità di un gesto che si ripete tutti gli anni.

Dal contenuto del regalo, la voglia di condividere una nuova esperienza (magari lavorativa).

Dalla gioia di una persona che riceve un dono mentre prepara con cura il pranzo di Natale, la sofferenza di un anno difficile, la gioia di averlo superato nonostante tutto.

Auguro a tutti in questo 2009 regali ricchi di significato, pieni di esperienze vissute, carichi di affetto.

Oxsana
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categoria : riflessi

sabato, 29 novembre 2008, ore 19:10

Tra meno di un mese è Natale, ho piantato sul davanzale della finestra dei ciclamini. Non che sia un pollice verde, ma è come se da lì quei fiori rosa e viola intenso possano guardare in alto nel cielo blu e tu li possa osservare... Quasi un regalo per chi il Natale l'ha aspettato sempre con un sorriso. Ho cercato il significato di questa pianta molto bella e tra i vari che ho trovato c'è quello di "sincerità, ma anche diffidenza". Credo sia quello che si addica di più a questo momento, alle ultime esperienze di vita e alle cose che mi accomunano con chi porto nel cuore. Con il bastoncino dei ristoranti cinesi toglievamo sempre l'acqua che si depositava nelle fioriere, ridevamo e ci piaceva guardarla mentre scendeva dal beccuccio. Poi avevamo pensato di piantare di fiori, ho scelto queste piante di ciclamini. Ogni tanto li guardo e ti penso, li osservo e... mi manchi.

Oxsana
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categoria : riflessi

mercoledì, 19 novembre 2008, ore 22:46

Manco da tanto sul blog, ma non potevo non lasciare un riflesso, una traccia di una delle più grandi donne che hanno colorato questo mondo. Ho pensato di farlo con questo articolo:
Non poteva che andarsene così, Miriam Makeba, ai bordi di un palco su cui aveva appena messo in scena un po' del suo sconfinato impegno civile. Prestata la voce all'ennesima battaglia, regalata un'ultima volta la sua Pata Pata a chi una voce non ce l'ha. Una morte «naturale», coerente con il personaggio - lo sottolinea anche Mandela in coda al suo ricordo -, che mette il punto in fondo a un'esistenza infestata di canzoni e dolore, di ingiustizia e riscatto, che l'ha portata ad incarnare con grazia e passione individuali la lotta collettiva di un intero continente dentro e fuori i suoi confini, ieri come oggi.
Sudafricana come Jerry Masslo, il primo migrante vittima dello sfruttamento e della via italiana all'apartheid, ucciso vent'anni fa non lontano da Castelvolturno. Dove Makeba era arrivata soprattutto per rendere omaggio a quei sei ragazzi, erranti quanto lei, trucidati dalla camorra a due passi da quel palco che ha raccolto la sua ultima performance. Storie troppo simili a quelle di altri giovani africani che oggi non trovano pace neanche nella nazione che si vorrebbe «arcobaleno», il Sudafrica gigante economico del continente che attira verso sud quelli che non scelgono il nord per vivere la loro «clandestinità». Tutti vittime di un apartheid più subdolo di quello, mostruoso, che a Miriam Makeba ha inflitto oltre trent'anni di esilio e tante tragedie, ma non meno degno di essere combattuto con tutte le forze. L'abbiamo rivista ieri nei tg, piazzata a panino tra le disgrazie di Goma e la gloria di Obama, bella e combattiva nel fiore degli anni, leopardata e singhiozzante mentre grida Amampondo, zigomi spiritati, fotogrammi in bianco e nero alternati alle immagini ormai macabre della sua ultima performance.
Miriam Makeba è la cantante africana più celebre di tutti i tempi, l'artista che ha mescolato le radici con il soul, l'impianto povero del kwela macinato nelle township con le luci di Broadway, i «click» che schioccano nella lingua di suo padre (xhosa, come Mandela) con la postura glamour di una donna che nel donarsi anima e corpo a una causa non ha rinunciato al sogno di diventare ricca e famosa. Poteva succedere in America, a partire dal celebre concerto tenuto davanti al presidente Kennedy, se non si fosse poi innamorata del leader delle Pantere Nere, Stokely Carmichael. Poteva funzionare in Africa, se i rovesci dei leader che l'accolsero a braccia aperte anche per ragioni di immagine non si fossero così drammaticamente ripercossi sulla sua vita. In Guinea-Conakry, doveva incarnare l'euforia e la consapevolezza post-coloniale con la sua voce e alimentare la ricerca dell'«autenticità» con le sue acconciature. (...) tre anni dopo il suo presunto ritiro dalle scene, era a Castelvolturno per cantare contro la camorra. Un finale imprevisto per la storia raccontata da lei stessa in viva voce, in tutta la sua portata tragica, nell'autobiografia My Story, tradotta e introdotta da Maria Antonietta Saracino per i lettori italiani (Miriam Makeba - La mia storia, ed. Lavoro 1989).
(...)Poi il legame con la sua terra, prima ancora di tornare a casa dopo la liberazione di Mandela, che passa per il territorio degli antenati e degli spiriti amadlozi. È il riavvicinamento alla madre isangoma, un po' medium e un po' guaritrice, che cura anche i rimorsi per la scomparsa della sua unica figlia, Bongi. E le risvela una dimensione intimamente africana della fine, «dove le cose cominciano e finiscono, ma non muoiono mai».
Oxsana
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